«Non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono napoletani».Così gli "onorevoli" Rotunno e Gramaglia (Covatta e Paolantoni) ai primi anni '90 arringavano, da un'improbabile Tribuna politica su Odeon Tv, sfottendo in modo straordinario l'avanzata leghista. C'era ben poco da ridere già allora, e loro lo sapevano bene, malgrado le risate registrate in stile sit-com.
In massima parte i razzisti si arrabbiano se li si accusa di esserlo. E precisano di non essere razzisti, ma che i problemi da loro sollevati non possono essere più sottovalutati. Ora, premesso che è vero che spesso si rischia di liquidare ogni questione sollevata, anche la più ragionevole, come l'espressione di un razzismo (anche quando questo non c'è), è anche vero che "sotto sotto" il più delle volte è solo ed esclusivamente razzismo, al di là di patetici tentativi di travestirli da altro.

Parliamo del fenomeno migratorio. Molti non capiscono che Lampedusa è davvero la porta d'Europa. Chi sospetta che chi approda qui viene a "toglierci il lavoro" (per dirla con uno dei tanti slogan fasulli) non sa che di fatto chi approda qui in realtà poi si disperde per ricongiungersi con i propri cari. I quali sono disseminati ovunque: Svezia, Olanda, Germania, Gran Bretagna, Francia. Anche Italia, naturalmente. In Italia ci rimane però una piccola parte. Sempre che questo possa rappresentare un problema in un mondo, quello di oggi, profondamente cambiato.
Ma il razzismo latente è quello che induce a sospetti, dubbi, paure. Facendo dimenticare perfino che la criminalità indotta fisiologicamente dai fenomeni migratori (bandiera della Destra, non solo di quella estrema) alla fine non è peggiore né migliore di quella "nazionale". Ci fa trascurare il dato reale che ci sono molti delinquenti italiani, i quali non è che siccome sono nostri concittadini sono più "affidabili" di quelli stranieri.
Se c'è un problema questo va affrontato, ma senza pregiudizi. Perché alla fine razzisti si può e si deve esserlo, ma solo nei confronti dei cretini. E i cretini, come sanno perfino le pietre, non hanno passaporto.
Massimo D'Antoni
@dantonisciacca